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Peppino De Filippo (1903-1980) Attore comico. Totò. Luigi e Lidia Martora Maresca. Tomba Verano Roma
Peppino De Filippo, a volte chiamato anche solo Peppino, all'anagrafe Giuseppe De Filippo (Napoli, 24 agosto 1903 – Roma, 27 gennaio 1980), è stato un attore, comico e drammaturgo italiano.
È stato uno dei più importanti e apprezzati attori comici italiani, in ruoli sia di protagonista sia di coprotagonista. Grande popolarità ebbe la sua presenza accanto a Totò in molti film di successo degli anni cinquanta e sessanta.
Figlio naturale del commediografo Eduardo Scarpetta e di Luisa De Filippo, nonché fratello di Eduardo e Titina, nacque a Napoli nella casa di via Bausan n. 28/O, con attuale ingresso da via Vittoria Colonna nº 10/a, da lui dettagliatamente descritta, sulla scorta della memoria infantile, nel libro autobiografico Una famiglia difficile. La pro-zia Rosa, zia paterna della madre, era maritata proprio al padre Eduardo, ed aveva avuto una relazione prematrimoniale col re Vittorio Emanuele II (da cui era nato un figlio, dunque cugino della madre e figliastro del padre). Trascorse i primi cinque anni d'infanzia a balia a Caivano e si esibì sui palcoscenici sin da bambino.
Nel 1909, a soli sei anni, debutta sulle tavole del palcoscenico del teatro Valle di Roma nella commedia Miseria e Nobiltà di E. Scarpetta, in cui riveste il ruolo del piccolo Peppiniello, figlio di Felice Sciosciammocca. Intanto studia pianoforte e continua a recitare saltuariamente da solo o con i fratelli. Viene poi inviato nel collegio Chierchia in via Foria, dove rimane per due anni controvoglia. Allo scoppio della prima guerra mondiale i tre fratelli scritturati nella compagnia di Vincenzo Scarpetta girano l'Italia centro-meridionale, fermandosi al teatro Mercadante e al Fiorentini di Napoli. Nel 1920 Peppino entra a far parte della compagnia di prosa Molinari al teatro Nuovo dove ha il piacere di conoscere Totò.
Dopo esperienze con diverse compagnie teatrali, sempre in ruoli da 'generico', nel 1931 fondò con i fratelli la Compagnia Teatro Umoristico: i De Filippo. Fu un'esperienza di grande successo, con tournée in tutta Italia, nuove commedie, critiche entusiaste e teatri sempre pieni. Tuttavia nel 1944, per dissidi con il fratello Eduardo (dovuti anche alla relazione che Peppino aveva iniziato con Lidia Maresca, che divenne poi la sua seconda moglie), Peppino lasciò la compagnia.
Questa separazione gli permise di trovare un suo stile come autore, distinguendosi da Eduardo per il tono delle sue commedie, più leggero. Anche come attore ebbe modo di mostrare la sua versatilità in interpretazioni come quella de Il guardiano di Harold Pinter, diretto da Edmo Fenoglio nel 1977 con Ugo Pagliai e Lino Capolicchio, e quella di Arpagone ne L'avaro di Molière. Nel 1976 Peppino pubblicò, per l'Editore Marotta, l'autobiografia Una famiglia difficile.
Oltre al teatro, lavorò come attore anche per il cinema, realizzando con Totò diversi film e dando vita a una delle più celebri e acclamate coppie comiche del cinema italiano; i due attori, infatti, avevano una straordinaria intesa e capacità di compensarsi e Peppino De Filippo può considerarsi senza dubbio il partner migliore di Totò, al punto che nel suo caso il termine "spalla" sarebbe senz'altro riduttivo. Questa serie di film, formata fra gli altri da Totò, Peppino e i fuorilegge, La banda degli onesti e Totò, Peppino e la... malafemmina, fu coronata da un vasto successo di pubblico, sebbene non venissero ugualmente considerati dalla critica dell'epoca.
Lavorò anche con grandi registi, come Fellini e Lattuada, in Luci del varietà e nell'episodio Le tentazioni del dottor Antonio, inserito in Boccaccio '70.
Per la televisione inventò il personaggio di Pappagone, presentato nella trasmissione Scala reale, un umile servitore, al servizio del Cummendatore Peppino De Filippo, in cui convergono le tipiche maschere del teatro napoletano (Pulcinella e Felice Sciosciammocca), inventore di un gergo particolare ed esilarante. I suoi piriché, ecquequà, carta d'indindirindà entrarono nel parlato comune, divenendo modi di dire diffusissimi. Alla fine del 1979 si ebbero le sue ultime partecipazioni televisive, quando, già malato, condusse il varietà televisivo Buonasera con..., coadiuvato dalla collaborazione del figlio Luigi. Del programma televisivo incise anche la sigla, dal titolo La gallina, pubblicato su 45 giri.
Morì a Roma all'età di 76 anni il 27 gennaio 1980 nella clinica Sanatrix, a causa di una cirrosi epatica. Il funerale, per sua volontà, si celebrò nella cappella interna del cimitero del Verano; fu poi sepolto nella tomba di famiglia. Alcuni anni dopo il III Municipio capitolino, Monte Sacro, lo ricorderà con una targa apposta al civico 761 del palazzo di via Nomentana dove aveva vissuto. Nel 2014 una lapide commemorativa è stata posta a Napoli, in via Ascensione n. 6.
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Видео Peppino De Filippo (1903-1980) Attore comico. Totò. Luigi e Lidia Martora Maresca. Tomba Verano Roma канала A Memento Mori
È stato uno dei più importanti e apprezzati attori comici italiani, in ruoli sia di protagonista sia di coprotagonista. Grande popolarità ebbe la sua presenza accanto a Totò in molti film di successo degli anni cinquanta e sessanta.
Figlio naturale del commediografo Eduardo Scarpetta e di Luisa De Filippo, nonché fratello di Eduardo e Titina, nacque a Napoli nella casa di via Bausan n. 28/O, con attuale ingresso da via Vittoria Colonna nº 10/a, da lui dettagliatamente descritta, sulla scorta della memoria infantile, nel libro autobiografico Una famiglia difficile. La pro-zia Rosa, zia paterna della madre, era maritata proprio al padre Eduardo, ed aveva avuto una relazione prematrimoniale col re Vittorio Emanuele II (da cui era nato un figlio, dunque cugino della madre e figliastro del padre). Trascorse i primi cinque anni d'infanzia a balia a Caivano e si esibì sui palcoscenici sin da bambino.
Nel 1909, a soli sei anni, debutta sulle tavole del palcoscenico del teatro Valle di Roma nella commedia Miseria e Nobiltà di E. Scarpetta, in cui riveste il ruolo del piccolo Peppiniello, figlio di Felice Sciosciammocca. Intanto studia pianoforte e continua a recitare saltuariamente da solo o con i fratelli. Viene poi inviato nel collegio Chierchia in via Foria, dove rimane per due anni controvoglia. Allo scoppio della prima guerra mondiale i tre fratelli scritturati nella compagnia di Vincenzo Scarpetta girano l'Italia centro-meridionale, fermandosi al teatro Mercadante e al Fiorentini di Napoli. Nel 1920 Peppino entra a far parte della compagnia di prosa Molinari al teatro Nuovo dove ha il piacere di conoscere Totò.
Dopo esperienze con diverse compagnie teatrali, sempre in ruoli da 'generico', nel 1931 fondò con i fratelli la Compagnia Teatro Umoristico: i De Filippo. Fu un'esperienza di grande successo, con tournée in tutta Italia, nuove commedie, critiche entusiaste e teatri sempre pieni. Tuttavia nel 1944, per dissidi con il fratello Eduardo (dovuti anche alla relazione che Peppino aveva iniziato con Lidia Maresca, che divenne poi la sua seconda moglie), Peppino lasciò la compagnia.
Questa separazione gli permise di trovare un suo stile come autore, distinguendosi da Eduardo per il tono delle sue commedie, più leggero. Anche come attore ebbe modo di mostrare la sua versatilità in interpretazioni come quella de Il guardiano di Harold Pinter, diretto da Edmo Fenoglio nel 1977 con Ugo Pagliai e Lino Capolicchio, e quella di Arpagone ne L'avaro di Molière. Nel 1976 Peppino pubblicò, per l'Editore Marotta, l'autobiografia Una famiglia difficile.
Oltre al teatro, lavorò come attore anche per il cinema, realizzando con Totò diversi film e dando vita a una delle più celebri e acclamate coppie comiche del cinema italiano; i due attori, infatti, avevano una straordinaria intesa e capacità di compensarsi e Peppino De Filippo può considerarsi senza dubbio il partner migliore di Totò, al punto che nel suo caso il termine "spalla" sarebbe senz'altro riduttivo. Questa serie di film, formata fra gli altri da Totò, Peppino e i fuorilegge, La banda degli onesti e Totò, Peppino e la... malafemmina, fu coronata da un vasto successo di pubblico, sebbene non venissero ugualmente considerati dalla critica dell'epoca.
Lavorò anche con grandi registi, come Fellini e Lattuada, in Luci del varietà e nell'episodio Le tentazioni del dottor Antonio, inserito in Boccaccio '70.
Per la televisione inventò il personaggio di Pappagone, presentato nella trasmissione Scala reale, un umile servitore, al servizio del Cummendatore Peppino De Filippo, in cui convergono le tipiche maschere del teatro napoletano (Pulcinella e Felice Sciosciammocca), inventore di un gergo particolare ed esilarante. I suoi piriché, ecquequà, carta d'indindirindà entrarono nel parlato comune, divenendo modi di dire diffusissimi. Alla fine del 1979 si ebbero le sue ultime partecipazioni televisive, quando, già malato, condusse il varietà televisivo Buonasera con..., coadiuvato dalla collaborazione del figlio Luigi. Del programma televisivo incise anche la sigla, dal titolo La gallina, pubblicato su 45 giri.
Morì a Roma all'età di 76 anni il 27 gennaio 1980 nella clinica Sanatrix, a causa di una cirrosi epatica. Il funerale, per sua volontà, si celebrò nella cappella interna del cimitero del Verano; fu poi sepolto nella tomba di famiglia. Alcuni anni dopo il III Municipio capitolino, Monte Sacro, lo ricorderà con una targa apposta al civico 761 del palazzo di via Nomentana dove aveva vissuto. Nel 2014 una lapide commemorativa è stata posta a Napoli, in via Ascensione n. 6.
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17 мая 2026 г. 16:00:23
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