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GAL Sentieri Del Buon Vivere - L'Antica Via Popilia

Significativa, importante e strategica arteria stradale romana che collegava la città di Capua con Reggio Calabria, la Via Popilia deve il suo nome al console Publio Popilio Lenate, che nel 132 a.C. promosse la sua realizzazione. La Via Popilia rappresentava molto più di una strada commerciale e militare: era il filo rosso che tesseva le connessioni tra Capua,
gloriosa capitale dell’antica Campania, e Reggio, in Calabria, città federata con Roma, estrema punta meridionale della penisola italiana e snodo fondamentale verso la Sicilia.
Da Capua che segnava la tappa iniziale, e da cui la Via Popilia si distaccava dalla Via Appia, il tracciato stradale proseguiva per Nocera Superiore, snodo essenziale lungo il percorso, per dirigersi verso l’antica Eboli; da qui, il sentiero conduceva verso il guado del fiume Sele, che segnava lo spartiacque tra i territori più settentrionali e quelli che già guardavano al sud della penisola. Superato il Sele e la sua piana, la strada penetrava nel Vallo di Diano che ospitava una delle tappe più importanti lungo la Via: Forum Popilii, l’odierna Polla.
È proprio in località San Pietro del centro del Vallo è stata rinvenuta nel XVII secolo l’”Elogium Pollae”, la “Lapide di Polla” una lastra di marmo che reca un’epigrafe in latino risalente al II secolo a.C. che fornisce una descrizione
dettagliata e puntuale delle stazioni che punteggiavano il tragitto della Via Popilia. Queste stazioni costituivano una rete di assistenza e supporto fondamentale lungo la Via Popilia, agevolando gli spostamenti, di truppe e viaggiatori, e i traffici e gli scambi commerciali nell’antica Roma. Il reperto rappresenta la più importante testimonianza scritta sulla strada romana lunga 321 miglia. Lasciata Polla, la Via continuava verso Atena Lucana, puntando poi decisamente in vista della sua meta di arrivo che, come più volte detto, era Reggio Calabria, l’antica Rhegion, ricca e fiorente città sullo Stretto.
La via Popilia era semplicemente la via più breve per raggiungere, dopo aver attraversato il territorio dei Sanniti, dei Lucani e dei Bretii, lo stretto di Messina, non la più comoda, né la più praticabile, dal momento che si innalzava fino ai mille metri di Campo Tenese, in provincia di Cosenza, e seguiva a lungo un percorso montano.
In buona sostanza, rappresentava un’asse strategico nel più complesso ed articolato reticolo viario dell’antica Roma che collegava tutto l’impero e che arriverà, alla fine del secondo secolo dopo Cristo, a raggiungere le 53 mila miglia, garantendo non solo una via di comunicazione sicura e veloce per le legioni romane in un quadrante militare fondamentale quale era il sud d’Italia, ma favorendo anche lo sviluppo economico delle regioni attraversate, facilitando il movimento di merci ed individui lungo l’asse centro-sud della penisola.

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