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PERCHÈ GIOVANI COSÌ VIOLENTI? - #galimberti #crepet #emozioni #sentimenti #educazione #bullismo
La violenza giovanile non esplode nel vuoto, ma dentro un paesaggio emotivo desertificato, dove il sentire non viene più educato ma semplicemente lasciato accadere. Il giovane non nasce violento, diventa incapace di riconoscere ciò che prova, e quando l’emozione resta senza linguaggio si trasforma in gesto. Non è un eccesso di forza, è una mancanza di forma. “Le emozioni non sono naturali, sono apprese”, e quando nessuno insegna a nominarle, a trattenerle, a trasformarle, esse scivolano verso la loro forma più immediata: l’aggressione.
Galimberti insiste su questo punto con chiarezza disarmante: “I sentimenti non sono un dato di natura, ma il risultato di un’educazione”. Qui si apre una frattura decisiva. La società contemporanea ha investito tutto sull’intelligenza tecnica, sulla prestazione, sulla velocità, lasciando l’ambito emotivo privo di guida. Il giovane cresce circondato da strumenti, ma senza strumenti interiori. Sa usare un dispositivo, ma non sa leggere la propria rabbia. Sa reagire, ma non sa comprendere. In questo scarto si produce la violenza.
Il bullismo non è semplicemente un comportamento deviante, è un linguaggio primitivo che emerge quando ogni altro linguaggio è assente. L’altro non è riconosciuto come soggetto, ma ridotto a oggetto su cui scaricare tensioni non elaborate. Qui ritorna la logica della tecnica: tutto ciò che non viene riconosciuto nella sua interiorità può essere usato. “Quando il mondo diventa un insieme di oggetti, anche l’uomo diventa oggetto”, e allora colpire l’altro non appare più come un atto tragico, ma come un’operazione funzionale.
L’educazione emotiva non consiste nel reprimere, ma nel dare forma. Significa introdurre una distanza tra impulso e azione, uno spazio dove il pensiero può intervenire. Senza questa distanza, l’uomo resta inchiodato all’immediatezza, e l’immediatezza è sempre violenta perché non conosce mediazione. Il bambino, se guidato, impara che la rabbia può essere parola, che la paura può diventare richiesta, che il dolore può essere condiviso. Se questo passaggio non avviene, l’emozione resta muta e si esprime come forza cieca.
Il problema non riguarda solo i giovani, ma il mondo che li produce. Una società che non riconosce il valore dell’interiorità genera individui incapaci di riconoscerla negli altri. La violenza diventa allora un effetto sistemico, non un’anomalia. “L’educazione oggi è ridotta a istruzione”, e dove manca l’educazione del sentire, cresce una generazione tecnicamente competente e affettivamente analfabeta. In questo analfabetismo emotivo si radica la crudeltà quotidiana, quella che non si percepisce nemmeno più come tale.
Non si tratta di riportare ordine attraverso la disciplina esterna, ma di ricostruire un ordine interno. Dare nome alle emozioni significa restituire all’uomo la possibilità di abitare se stesso. Senza questo lavoro, ogni intervento resta superficiale, perché agisce sul comportamento senza toccare la struttura. E la struttura, quando è vuota, produce inevitabilmente violenza.
#galimberti #umbertogalimberti #crepet #paolocrepet #filosofia #crescita #aiuto #psicologia #emozioni #sentimenti #educazione #bullismo #giovani #societa #tecnica #alienazione #identita #violenza #scuola #famiglia #consapevolezza #empatia #relazioni #umanita #pensiero #esistenza #interiorita #formazione #cultura #disagio
“La violenza come linguaggio dell’emozione muta”
“Educare i sentimenti per salvare i giovani”
“Bullismo: quando l’altro diventa oggetto”
“L’analfabetismo emotivo della nuova generazione”
“Galimberti e la crisi dell’educazione interiore”
“Giovani senza parole: la radice della violenza”
“La tecnica cresce, l’uomo si svuota”
“Emozioni senza forma: nascita dell’aggressione”
“Non è rabbia, è incapacità di sentire”
“Dove manca l’educazione nasce la violenza”
Видео PERCHÈ GIOVANI COSÌ VIOLENTI? - #galimberti #crepet #emozioni #sentimenti #educazione #bullismo канала Videoteca Umberto Galimberti
Galimberti insiste su questo punto con chiarezza disarmante: “I sentimenti non sono un dato di natura, ma il risultato di un’educazione”. Qui si apre una frattura decisiva. La società contemporanea ha investito tutto sull’intelligenza tecnica, sulla prestazione, sulla velocità, lasciando l’ambito emotivo privo di guida. Il giovane cresce circondato da strumenti, ma senza strumenti interiori. Sa usare un dispositivo, ma non sa leggere la propria rabbia. Sa reagire, ma non sa comprendere. In questo scarto si produce la violenza.
Il bullismo non è semplicemente un comportamento deviante, è un linguaggio primitivo che emerge quando ogni altro linguaggio è assente. L’altro non è riconosciuto come soggetto, ma ridotto a oggetto su cui scaricare tensioni non elaborate. Qui ritorna la logica della tecnica: tutto ciò che non viene riconosciuto nella sua interiorità può essere usato. “Quando il mondo diventa un insieme di oggetti, anche l’uomo diventa oggetto”, e allora colpire l’altro non appare più come un atto tragico, ma come un’operazione funzionale.
L’educazione emotiva non consiste nel reprimere, ma nel dare forma. Significa introdurre una distanza tra impulso e azione, uno spazio dove il pensiero può intervenire. Senza questa distanza, l’uomo resta inchiodato all’immediatezza, e l’immediatezza è sempre violenta perché non conosce mediazione. Il bambino, se guidato, impara che la rabbia può essere parola, che la paura può diventare richiesta, che il dolore può essere condiviso. Se questo passaggio non avviene, l’emozione resta muta e si esprime come forza cieca.
Il problema non riguarda solo i giovani, ma il mondo che li produce. Una società che non riconosce il valore dell’interiorità genera individui incapaci di riconoscerla negli altri. La violenza diventa allora un effetto sistemico, non un’anomalia. “L’educazione oggi è ridotta a istruzione”, e dove manca l’educazione del sentire, cresce una generazione tecnicamente competente e affettivamente analfabeta. In questo analfabetismo emotivo si radica la crudeltà quotidiana, quella che non si percepisce nemmeno più come tale.
Non si tratta di riportare ordine attraverso la disciplina esterna, ma di ricostruire un ordine interno. Dare nome alle emozioni significa restituire all’uomo la possibilità di abitare se stesso. Senza questo lavoro, ogni intervento resta superficiale, perché agisce sul comportamento senza toccare la struttura. E la struttura, quando è vuota, produce inevitabilmente violenza.
#galimberti #umbertogalimberti #crepet #paolocrepet #filosofia #crescita #aiuto #psicologia #emozioni #sentimenti #educazione #bullismo #giovani #societa #tecnica #alienazione #identita #violenza #scuola #famiglia #consapevolezza #empatia #relazioni #umanita #pensiero #esistenza #interiorita #formazione #cultura #disagio
“La violenza come linguaggio dell’emozione muta”
“Educare i sentimenti per salvare i giovani”
“Bullismo: quando l’altro diventa oggetto”
“L’analfabetismo emotivo della nuova generazione”
“Galimberti e la crisi dell’educazione interiore”
“Giovani senza parole: la radice della violenza”
“La tecnica cresce, l’uomo si svuota”
“Emozioni senza forma: nascita dell’aggressione”
“Non è rabbia, è incapacità di sentire”
“Dove manca l’educazione nasce la violenza”
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21 ч. 32 мин. назад
00:28:02
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